mercoledì 5 aprile 2017

La madre di Pearl S. Buck premio Nobel 1938

Pearl Comfort Sydenstricker nasce in Virginia nel 1892, i genitori missionari della chiesa presbiteriana si trasferiscono in Cina  a Ching Kiang, pochi mesi dopo la nascita. A causa della rivolta dei Boxer la famiglia è costretta a trasferirsi a Shanghai nel 1900, lì Pearl impara il cantonese e il pechinese oltre e molte storie e leggende di magia taoiste. Successivamente consegue la laurea in letteratura inglese in Virginia. Nel 1971 sposa John Buck missionario e agronomo con cui torna a vivere in Cina, ma di nuovo per i disordini politici è costretta a trasferirsi, scegliendo questa volta il Giappone. Nello stesso periodo divorzia dal marito e sposa il suo editore Richard J.Wash.
Tornata negli Stati Uniti avrà un periodo molto prolifico, anche per pagare le cure della figlia Carol gravemente malata. Fonda numerose associazioni a sostegno delle minoranze etniche e per aiutare i bambini orfani di origine asiatica. Muore nel 1973 in Vermont.
Pearl Buck ha prodotti più di 80 opere, spaziando in tutti i generi letterari. La sua opera più famosa é La buona terra del 1931.

La madre è un romanzo pubblicato nel 1934, ambientato nella Cina settentrionale durante l'occupazione giapponese. Nel Romanzo troviamo rappresentata la vita quotidiana dei contadini poveri del tempo, che vivono solo grazie al loro duro lavoro della terra.
La protagonista è una donna che incarna alla perfezione la figura della madre, tanto che l'autrice non le da nemmeno un nome lei è solo La Madre.

La madre è una povera contadina con due figli piccoli, uno in arrivo, un marito e una anziana suocera. Tutta la casa e la cura dei famigliari ricade su di lei. La sua vita si svolgi tra il lavoro nei campi, il preparare i pasti per la famiglia, cucire abiti per tutti, accudire gli animali e portare a termine le gravidanze che si prospettano numerose. Eppure quella vita non le pesa, è felice e il corpo le permette di sopportare tutte le fatiche. Non è lo stesso per il marito, che sente quella vita come monotona ed è stanco di essere povero, perciò dopo l'ennesima lite con la moglie decide di abbandonare la famiglia.
La madre si trova quindi con il lavoro raddoppiato e per non perdere l'onore inventa che il marito ha trovato un lavoro in città. Con mille stratagemmi convince tutti della veridicità della sua storia e con grandi sforzi e fatiche mantiene la sua famiglia, risparmiando anche denaro.
L'unica cosa di cui sente realmente la mancanza sono quelle gravidanze e quelle nuove nascite quasi annuali, quindi spinta da questo desiderio si concede al nuovo fattore che poi la abbandona. La madre comprende di aver commesso uno sbaglio ed essendo rimasta incinta, deve abortire il bambino. Questo diventerà il suo grande peccato a cui la donna attribuirà tutte le sue sfortune successive.
Si dedica perciò ai figli, facendo sposare il primogenito con una ragazza abile ma fredda, che tratta la cognata in modo inferiore perché ceca a causa di una malattia agli occhi che ha fin da piccola. Inoltre sembra che la ragazza sia sterile.
Dopo molte insistenze del figlio e della nuora, la madre da in sposa la figlia ceca ad una famiglia povera. Dopo un breve periodo di ansia, la madre va a trovare la figlia e giunta al villaggio dove risiede scopre che il marito era un ragazzo con problemi mentali e la figlia è morta.
La madre cade nella disperazione e si lega quindi ancora di più al terzogenito, che ha sempre preferito al primo perché più somigliante al padre. Il ragazzo tuttavia si è legato al comunisti, che vengono visti come ladri.
In quel breve periodo, finalmente la moglie del figlio rimane incinta e la madre può godere di una breve felicità anche se preda del timore che per il suo peccato il nipote nasca malato o peggio femmina.
Alla fine, il figlio minore sparisce e si viene a sapere che è stato arrestato e condannato a morte. Lo stesso giorno della morte del figlio prediletto, la madre riceverà la notizia che è nato il suo primo nipote ed è un maschio.

La figlia del capitano Aleksandr Sergeevic Puskin

Aleksandr Sergeevic Puskin masce a Mosca nel nel 1799 da una famiglia di nobili decaduti. I genitori fanno parte dei più famosi e importanti salotti del tempo, inoltre Puskin può contare su una grande biblioteca paterna e su un'istruzione d'eccellenza. Al Liceo mostra già le sue doti di poeta che saranno poi conosciute in tutta Mosca.
Nei gruppi letterari, frequentati in età adulta, si appassiona anche alla politica e il suo anticonformismo viene riferito allo zar Alessandro I, che minaccia di esiliarlo in Siberia. Fu quindi costretto ad assumere un incarico governativo e lasciare San Pietroburgo. Visiterà quindi il Caucaso, che sarà fonte di grandi ispirazione per le sue opere. Successivamente sarà trasferito ad Odessa, dove il suo superiore per vendicarsi delle attenzioni che la moglie rivolgeva al poeta, lo denuncio alla polizia per attività sovversiva. La polizia lo condannerà all'esilio a Pskov nella tenuta materna, fino al 1926 quando Nicola I ritira la condanna.
Tornato a San Pietroburgo sposerà Natal'ja Nikolaevna Goncarova, da cui avrà quattro figli, ed inizierà il suo periodo più prolifico.
Nel 1837, partecipò ad un duello contro George d'Anthes presunto amante della moglie, dove venne ferito e morì due giorni dopo per l'infezione.
Puskin è considerato uno dei più importanti autori del romanticismo russo e vero fondatore della lingua letteraria russa.

La figlia del capitano uscì nel 1837, dopo che l'autore ci ebbe lavorato per quattro anni. Romanzo storico, narra le vicende del giovane Pëtr Andréevič Grinëv che si arruola per ordine del padre e viene mandato alla fortezza di Belogorsk. Durante il viaggio per raggiungerla conosce un vagabondo, e per l'aiuto ricevuto durante una tempesta di neve, gli fa dono di una pelliccia.
La vita nella fortezza è tranquilla e il suo superiore, severo ma giusto lo tratta quasi come un figlio. Il ragazzo, frequentando la casa suo capitano, fa conoscenza con la figlia dello stesso Maša, una ragazza mite e con notevoli doti. Presto Petr si innamora della ragazza e capisce di essere ricambiato.
Alekséj Ivànyč Švabri, altro ex ufficiale nella fortezza e inizialmente amico di Petr, è interessato alla giovane quindi con una scusa sfida a duello il ragazzo. Durante lo scontro Petr distratto dal fedele servitore che vuole salvarlo, viene ferito ma con le cure di Masa si ristabilisce in breve tempo.
Intanto nella fortezza circolano voci dell'avvicinarsi di un esercito di ribelli capeggiati dal crudele Pugačëv, che altri non è che il vagabondo aiutato dal Petr durante il suo viaggio. Pugačëv malgrado la resistenza, riesce a conquistare la fortezza e riconosciuto Petr lo lascia in vita e libero di andare. Petr è quindi costretto a lasciare la fortezza e Masa nelle mani del vecchio rivale in amore Svabri. Corre a cercare rinforzi alla fortezza di Orenbùrg, ma gli vengono negati, il ragazzo è quindi costretto a salvare la sua amata con le sue sole forze.
Chiede perciò aiuto a Pugacev che venuto a sapere da una lettera che Masa è rinchiusa e maltrattata, accompagna Petr a liberarla. L'impresa va a buon fine e il ragazzo manda Masa con il suo servitore dai genitori, intanto lui continua la lotta contro i ribelli.
Quando la guerra sembra volgere al termine e Petr può tornare dai suoi cari, viene arrestato come spia per i suoi contatti con Pugacev. Durante l'interrogatorio Petr scopre di essere stato accusato da Svabri e per non fare il nome di Masa, rilascia una confessione poco credibile e viene condannato a morte.
 Giunta la notizia alla famiglia, Masa decide di chiedere la grazia alla zarina Caterina II. La ragazza incontra la sovrana per caso e non riconoscendola, le racconta la sua storia credendola una nobile che può metterla in contatto con la zarina. Nel pomeriggio del giorno dell'incontro, Masa viene invitata da Caterina II, rivelando la sua identità con grande stupore della giovane, e le comunica di aver capito come si erano svolti realmente i fatti e concede la grazia a Petr.